“Z czasem udaje nam się do pewnego stopnia kierować tym, co nas opanowało, w każdym razie ginie poczucie odrębności osoby i atakującego ją żywiołu i wówczas staje się oczywiste, że to my jesteśmy tym żywiołem przebudzonym, a wcześniejsze wrażenie oddzielenia osoby od natury było złudzeniem, które niknie wobec gwałtowności uderzeń porodu. Jego brutalnej silne nie sposób dłużej przeciwstawiać fikcji.Poród pozwala zrozumieć, jak bardzo rozdęta jest nasza świadomość indywidualna. A odrzucenie tej fałszywej świadomości, choć dokonane pod biologicznym przymusem, pozwala doświadczyć przeżycia zwycięstwa, nie klęski. A także umożliwia odnalezienie dna egzystencjalnej niecki i osadzenie się w najniższym punkcie równowagi. Na pewien czas.” ― Jolanta Brach-Czaina, Szczeliny istnienia

“Marini ubbidì e i messaggi sonori del bosco li raggiunsero come aliti di un organismo ospite. Non c’era silenzio come Teresa aveva immaginato, ma una sinfonia di voci armoniose legate le une alle altre da una simbiosi profonda: i richiami tra i rami verdeggianti, lo scroscio dell’acqua che cadeva tra le rocce, lo sciabordio dolce che emetteva quando scorreva più lenta, a monte. I crepitii repentini tra i rovi, i fruscii di esseri striscianti, nel sottobosco. Il vento era un fremito che percorreva le sommità degli alberi come un’onda che fletteva e risollevava. Anche la luce sembrava avere un suono in quello spazio fatto di vibrazioni: era un tono basso che si allungava sulla pelle di Teresa, sui petali dei fiori, sulle foglie e sulle cortecce e ne liberava il profumo. Saltava sull’acqua in giochi luminosi e scaldava la pietra luccicante.” ― Ilaria Tuti, Ninfa dormiente

“Andai nei boschi perché desideravo vivere deliberatamente, affrontare solo i fatti essenziali della vita, e vedere se non potessi imparare cosa avesse da insegnare, senza scoprire, giunto alla morte, di non aver vissuto. Non desideravo vivere ciò che non era una vita, per quanto caro mi sia il vivere; né desideravo praticare la rassegnazione, a meno che non fosse necessaria. Volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, vivere in modo così risoluto e spartano da sbaragliare tutto quanto non fosse vita; da aprirmi con la falce un varco ampio e raso terra, da spingere nell’angolo la vita e ridurla ai minimi termini; e, se si fosse dimostrata essere meschina, da arrivare, perché no?, alla sua completa e genuina meschinità, rendendola pubblica al mondo; o se fosse stata sublime, da conoscerla per esperienza; e da essere in grado di darne un resoconto sincero nella mia successiva escursione letteraria. Perché gran parte degli uomini, mi pare, ha una strana incertezza al riguardo, se sia del diavolo o di Dio, e ha _un po’ frettolosamente_ concluso che il primo fine dell’uomo su questa terra è “rendere gloria a Dio e goderlo per l’eternità”.” ― Thoreau Henry David, Walden